Un podista speciale – come superare i propri limiti | Luciano Tiberi

Un podista speciale – come superare i propri limiti | Luciano Tiberi

Per spiegare come superare i propri limiti voglio raccontarti una storia accaduta non molto tempo fa.

Si è tenuta a Veroli una gara podistica, viene chiamata “La Straverolana”, si tiene ogni anno, e come ogni anno accorrono in centinaia per parteciparvi, da chi corre per passione, chi per divertimento, chi per una semplice parentesi di sfogo al di fuori della settimana lavorativa e chi corre per superare i propri limiti.

La Straverolana, è una gara podistica fatta di ben 10 km e 400 metri, e in questa edizione ha contato ben 250 atleti partecipanti, ma ciò che la rende diversa dalle altre è perché era presente un podista, una persona speciale che può far capire la reale differenza tra ciò che è possibile e ciò che si vuole rendere possibile nonostante tutto. Si tratta di Sacco Giampiero, un podista ipovedente, che corre, macina chilometri con uno spirito che lo distingue, quello di essere orgoglioso per il “semplice” fatto che sta correndo, più corre più raggiunge le sue mete, i suoi limiti diventano impercettibili, perché conta solo una cosa…correre, perché correre vuol dire vivere, vivere è libertà.

In questa occasione, abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con Giampiero e una con il suo accompagnatore in questa gara. Tra i due si stabilisce un legame unico e naturalmente questo rapporto si basa sulla completa fiducia, in ogni singola azione.

Cosa vuol dire per te essere un podista?

G.S. – Per me essere un podista significa integrarmi in un gruppo che condivide la mia stessa passione nonostante la mia disabilità.

G.M. – Per me essere podista vuol dire condividere con gli altri le emozioni i piaceri e soprattutto invogliare a correre chiunque, perchè non c’è età per iniziare a correre e perchè la corsa è salute, stai bene con te stesso e con gli altri. Ricordatevi quando corro vinco sempre…anche se arrivo ultimo.

Cosa significa per te correre?

G.S. – Per me correre significa praticare uno sport appagante e divertente.

Quali sono le motivazioni che ti spingono a partecipare a queste gare e a correre?

G.S. Mi piace partecipare alle gare non tanto per vincere quanto per migliorare di volta in volta le mie prestazioni atletiche grazie anche ai miei accompagnatori

La fiducia in questa gara è forte e reciproca, tagliare il traguardo insieme cosa ci fa vivere?

G.M. – Durante la corsa insieme a Giampiero Sacco (ipovedente) il momento più bello non è il traguardo, ma aver percorso con lui tutti i km della gara insieme. Io sono consapevole che lui si affida in toto a me e questa per me è una grande soddisfazione.

G.S. – Tagliare il traguardo insieme al mio accompagnatore è sempre molto emozionante. Da circa un anno ho ricominciato a praticare la corsa con costanza e allenamenti specifici questo grazie ad alcuni amici che mi hanno fatto conoscere il gruppo dell’Endurance Training. Questi mi sono stati sempre vicini e lo sono ancora adesso. Non ho parole per ringraziarli!

Cosa ti senti dire a chi si arrende o si da per vinto?

G.S. – Nella vita come nello sport bisogna avere sempre il coraggio e la forza di rialzarsi e ricominciare

Un messaggio che volete lanciare ai giovani!

G.M. –  Invito i giovani a praticare ogni tipo di sport purché sia fatto con intelligenza, lo spirito deve essere soprattutto quello del divertimento e non della competizione, se si capisce questo allora sei uno sportivo ed amerai te stesso e gli altri.

G.S. – Ai giovani mi sento di dire che per raggiungere qualsiasi obiettivo ci vuole sacrificio e forza di volontà

Da questa intervista possiamo trarre due lezioni per la nostra vita, di tutti i giorni.

Il primo insegnamento è che i limiti esistono solo nostra mente, li vediamo perché vogliamo vederli, li imponiamo a noi stessi, perché a volte ci fa comodo, ma Giampiero Sacco ci da uno schiaffo morale, ci insegna che se vogliamo realmente fare una cosa dobbiamo riuscire a trovare le forze e le energie a nostra disposizione per fare ciò che vogliamo!

Il secondo insegnamento è che nella vita bisogna dare fiducia a qualcuno, la fiducia non è nient’altro che un ponte che ci permette di attraversare confini, così Giampiero S. si fida del suo accompagnatore G.Martelluzzi per ottenere un risultato “win-win”, il primo vince per corre, il secondo vince perché aiuta a correre, entrambi vincono, non c’è primo posto che possa sostituire qualcosa di simile…Bravi ragazzi e grazie!