La leva motivazionale | Quando una bomba non uccide ma da forza

La leva motivazionale | Quando una bomba non uccide ma da forza

La leva motivazionale viene spiegata con un episodio di un lontano passato…

Era il 15 aprile 2013 a Boston, USA, si teneva una manifestazione sportiva, una maratona, come tante, dove c’è chi corre per passione, chi per sport, chi per piacere, ma quel giorno, forse non tutti lo sapevano, non era sicuramente una maratona come tante altre, sarebbe stata diversa, in modo particolare per 3 vittime e oltre 264 feriti. Quando proprio in quei momenti di gioia, una bomba, con il suo fragore e assordante rumore stordisce una giornata di sorrisi, invade le emozioni di ogni podista, distrugge in un attimo ogni momento di felicità, trasformandolo in panico, terrore e morte.

Pensando alla storia di Rebekah Gregory, viene subito in mente la frase di Nietzsche “ciò che non uccide fortifica”, in quanto, Rebekah, quel giorno, si ritrovò colpita da quella violenta esplosione, di quella maledetta bomba che la ferì gravemente, facendole perdere una gamba.

Si può solo immaginare, ciò che questa donna provò negli attimi subito dopo l’esplosione e dopo essersi accorta che la sua vita, in quel preciso momento stava cambiando radicalmente. Non aveva più la gamba sinistra, in quei momenti la paura, lo sconforto e la rabbia possono lacerare una persona …ma lei no. Si era alzata la mattina con l’ intenzione di correre per le strade di Boston, con il sorriso di chi proprio come lei voleva solo partecipare ad una semplice maratona e divertirsi.

Rebekah non smise di sognare, non si arrese ad una cruda realtà, ma si rialzò in piedi, non si fece abbattere da paure o timori da frasi come “non sarò mai più quella di prima”, “non potrò farcela”, “non sono più una persona normale”stringendo i denti e con quella rabbia che possiamo definire positiva, con la leva fondamentale dell’essere “resiliente” è tornata a correre, è tornata a partecipare in quella stessa maratona dove due anni prima, perse una gamba, assieme al suo allenatore anche lui vittima della bomba ed amputato ad una gamba. Ha tagliato il traguardo, da vincitrice e vincente, perché ha fatto sua ed applica con azioni concrete la frase della nostra Rita Levi Montalcini “il corpo faccia quello che vuole, io non sono il corpo, io sono la mente”, in quanto nonostante una lesione così grave, lei ha detto NO alla sconfitta, ha detto NO alla paura di non essere più quella di prima e ha detto urlando SI alla vita, si ad una vittoria della vita per la vita.

Dunque, mai e poi mai, fermarsi ad una caduta, anche grave, mai fermarsi a quelle che possono essere difficoltà anche enormi, da sembrare impossibili da superare o combattere, perchè persone come Rebekah, ci danno dimostrazione concreta di quanto l’amore forte e vivo per la propria vita, può darci la forza di fare e compiere azioni grandiose, perché il lamentarci senza cambiare la situazione non ci porta a nulla, bisogna in qualche modo sviluppare quella “rabbia positiva”, riuscire a trovare la “leva motivazionale” che ci spinge giorno dopo giorno, anche se con grandi sacrifici e lacrime ad ottenere ciò che vogliamo.

Grazie Rebekah per la tua lezione di vita!